Questa volta voglio parlarvi di un’iniziativa molto interessante, per due motivi.
J. K. Rowling è una di quelle scrittrici la cui creatura ha ucciso il creatore. Quanti conoscono Sherlock Holmes? E quanti di questi sanno che il suo creatore è Arthur Conan Doyle, scrittore e medico vissuto a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo, che odiava profondamente l’investigatore nato dalla sua stessa penna?
Nel caso di Rowling, il rapporto con la sua creatura non sembra essere lo stesso, ma Harry Potter, in ugual modo, è oramai un’icona.
La serie dell’autrice è terminata, ma l’interesse resta intatto nei suoi estimatori, a milioni sparsi per il globo. Ed è dalla passione di un manipolo di autori, molti dei quali hanno già lavorato a produzioni legate al maghetto, che è nato un volume tutto da leggere.
“Potterologia - dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling” è una raccolta di racconti variegata, in ogni storia viene affrontato un determinato aspetto della celebre serie nata dalla fantasia della scrittrice britannica.
A credere nel progetto, l’editore Camelopardus e la Fondazione Theodora. Già, perché la rivisitazione di Harry Potter, che interesserà tutti quelli che hanno amato questo personaggio, è solo una delle due ragioni per cui leggere il libro. L’altra è, appunto, la Fondazione Theodora.
Il ricavato di questa fatica letteraria andrà infatti devoluto in beneficenza, per la precisione a questa associazione, che si occupa sin dal 1995 di supportare i bambini che si trovano in ospedale.
Presente finora in 15 ospedali divisi in 11 città diverse, porta i Dottor Sogni in corsia, per alleviare la degenza dei bambini, senz’altro più difficile rispetto agli adulti.
Tutto è stato curato fin nei minimi particolari: già varato il blog nel quale sono raccolte tutte le notizie, potterologia.wordpress.com, e già online su youtube anche due booktrailer.
Fissato per il 3 ottobre il lancio ufficiale, nel frattempo vi rimando al blog ufficiale per tutte le notizie.
lunedì 6 giugno 2011
domenica 22 maggio 2011
"Vecchie" soddisfazioni e nuovi stimoli
Negli ultimi 10 giorni mi sono successe un po’ di cose. Nell’ordine, ho “partecipato” alla presentazione di una raccolta di racconti di affermati autori del panorama nazionale, come Elisabetta Liguori e Livio Romano. In quest’occasione, sono diventato un’opera d’arte vivente grazie al lavoro di Carlo Dicillo, scenografo della Rai, che ultimamente si è occupato di Gaia, il pianeta che vive. Inoltre si occupa delle scenografie dei concerti di Caparezza.
Ha dipinto la mia schiena in un’operazione di body art seguitissima e molto riuscita. Sempre in questi 10 giorni, sono stato impegnato nella lettura e recensione di un paio di testi che mi sono stati inviati da una casa editrice. Ho poi intervistato un amico, lo stesso Livio Romano, per il mio sito ufficiale. Venerdì scorso, infine, ho avuto l’onore di intervistare anche il primatista mondiale Pietro Mennea (trovate il video sul mio canale youtube paolomerendachannel).
In tutti i casi su citati, l’euforia è durata ben poco, e mi sono subito lanciato in una nuova avventura. Sono fatto così: appena raggiunto un traguardo miro subito al successivo. Ogni fine è un nuovo inizio.
Il che mi porta a un passo illuminante che ho letto ieri. Sto gustando l’ultima fatica letteraria di Stephen King, la raccolta di racconti Notte buia, niente stelle. A pagina 86 del primo racconto, 1922, c’è il passo che riporto. Poi, com’è noto, le novità sbiadiscono. Tutte le novità sbiadiscono, e di solito non ci vuole molto tempo. Sotto il nuovo c'è il consueto, che è quasi sempre squallido e grigio. Come il culo di un ratto.
Nel mio caso, il consueto non è squallido e grigio: faccio un lavoro che mi piace e conosco brave persone, buoni amici. Ma il senso è comunque lo stesso, cioè che qualunque novità la vita mi riservi, prima o poi (più prima che poi) arrivo ad assuefarmi e a cercare di conseguenza nuovi stimoli. Credo sia un bene, ma non ne sono del tutto sicuro.
Ha dipinto la mia schiena in un’operazione di body art seguitissima e molto riuscita. Sempre in questi 10 giorni, sono stato impegnato nella lettura e recensione di un paio di testi che mi sono stati inviati da una casa editrice. Ho poi intervistato un amico, lo stesso Livio Romano, per il mio sito ufficiale. Venerdì scorso, infine, ho avuto l’onore di intervistare anche il primatista mondiale Pietro Mennea (trovate il video sul mio canale youtube paolomerendachannel).
In tutti i casi su citati, l’euforia è durata ben poco, e mi sono subito lanciato in una nuova avventura. Sono fatto così: appena raggiunto un traguardo miro subito al successivo. Ogni fine è un nuovo inizio.
Il che mi porta a un passo illuminante che ho letto ieri. Sto gustando l’ultima fatica letteraria di Stephen King, la raccolta di racconti Notte buia, niente stelle. A pagina 86 del primo racconto, 1922, c’è il passo che riporto. Poi, com’è noto, le novità sbiadiscono. Tutte le novità sbiadiscono, e di solito non ci vuole molto tempo. Sotto il nuovo c'è il consueto, che è quasi sempre squallido e grigio. Come il culo di un ratto.
Nel mio caso, il consueto non è squallido e grigio: faccio un lavoro che mi piace e conosco brave persone, buoni amici. Ma il senso è comunque lo stesso, cioè che qualunque novità la vita mi riservi, prima o poi (più prima che poi) arrivo ad assuefarmi e a cercare di conseguenza nuovi stimoli. Credo sia un bene, ma non ne sono del tutto sicuro.
giovedì 21 aprile 2011
L'uomo ha bisogno dell'uomo
Il mese scorso vi ho consigliato un concorso letterario per poesie. Questa volta sono qui per quanti scrivono prosa, uno dei modi più “comuni” per avvicinarsi all’arte.
Se avete un racconto nel cassetto che giudicate buono, cercate di non lasciarvi scappare l’occasione rappresentata da un buon concorso. Come ho ribadito più volte, lasciare che persone qualificate leggano e giudichino i nostri scritti, è uno dei metodi più efficaci per migliorarsi. Non dobbiamo mai lasciarci sopraffare dalla paura di un rifiuto, o di un giudizio negativo: nessuno di noi nasce Ernest Hemingway, ci vuole duro impegno e dedizione per diventare tale.
Passando al concorso “L’uomo ha bisogno dell’uomo”, indetto da Edizioni La Gru, l’unico vincolo è il tema dei racconti, che deve riguardare l’empatia, la condivisione e l’umanità. Largo a temi di carattere sociale, quindi. Il termine per l’invio degli elaborati, rigorosamente via mail, è fissato al 27 maggio 2011, e ogni concorrente può partecipare con un solo racconto. La lunghezza delle storie può variare da un minimo di 2 pagine a un massimo di 5.
Interessanti le modalità di pubblicazione dei vincitori: dalla giuria verranno scelti 9 racconti finalisti, che andranno a confluire in una antologia, edita dalla casa editrice stessa, stampata in 111 copie numerate. Molto simile agli album prodotti da alcune case discografiche, pubblicate appunto in copie numerate, il cui valore sale con il passare del tempo.
Per il bando completo, la scheda da compilare a cura dell’autore e per tutte le altre informazioni, vi rimando qui, augurandovi il meglio per questo e altri concorsi a cui vorrete partecipare.
Se avete un racconto nel cassetto che giudicate buono, cercate di non lasciarvi scappare l’occasione rappresentata da un buon concorso. Come ho ribadito più volte, lasciare che persone qualificate leggano e giudichino i nostri scritti, è uno dei metodi più efficaci per migliorarsi. Non dobbiamo mai lasciarci sopraffare dalla paura di un rifiuto, o di un giudizio negativo: nessuno di noi nasce Ernest Hemingway, ci vuole duro impegno e dedizione per diventare tale.
Passando al concorso “L’uomo ha bisogno dell’uomo”, indetto da Edizioni La Gru, l’unico vincolo è il tema dei racconti, che deve riguardare l’empatia, la condivisione e l’umanità. Largo a temi di carattere sociale, quindi. Il termine per l’invio degli elaborati, rigorosamente via mail, è fissato al 27 maggio 2011, e ogni concorrente può partecipare con un solo racconto. La lunghezza delle storie può variare da un minimo di 2 pagine a un massimo di 5.
Interessanti le modalità di pubblicazione dei vincitori: dalla giuria verranno scelti 9 racconti finalisti, che andranno a confluire in una antologia, edita dalla casa editrice stessa, stampata in 111 copie numerate. Molto simile agli album prodotti da alcune case discografiche, pubblicate appunto in copie numerate, il cui valore sale con il passare del tempo.
Per il bando completo, la scheda da compilare a cura dell’autore e per tutte le altre informazioni, vi rimando qui, augurandovi il meglio per questo e altri concorsi a cui vorrete partecipare.
domenica 6 marzo 2011
Concorso letterario Justitia
Torno su queste frequenze per consigliarvi un nuovo concorso letterario, stavolta rivolto esclusivamente agli autori di poesie.
Come detto qualche mese fa riguardo un altro concorso, occasioni simili sono tra le più propizie per testarsi, per avere giudizi “gratuiti” da personalità del settore, per farsi conoscere da un pubblico più o meno vasto, e altro ancora.
Non vincere un contest non significa rinunciare a priori a confrontarsi con altre realtà, ma semplicemente che si può migliorare qualcosa del proprio stile per renderlo più fruibile, d’impatto, delicato, a seconda del risultato voluto. Ma di questo aspetto parlo più diffusamente sul mio sito www.paolomerenda.it dove sto tenendo un corso di scrittura, in particolare nella seconda lezione.
Oggi invece sono qui per proporvi un concorso: si tratta della prima edizione di Justitia - Concorso di poesia, indetto dall’associazione culturale di Supersano “Rabdomante”, ed è aperta a tutti gli aspiranti poeti da 14 anni in su. Il tema è, ovviamente, quello della giustizia, affrontato in tutte le sue forme e pieghe.
Il concorso, che si articola in due sezioni, junior (14-19 anni) e senior (dai 19 in su), prevede anche un premio in denaro per il primo classificato di ogni sezione, oltre alla pubblicazione dei migliori elaborati in una antologia, che verrà distribuita a tutti i finalisti.
Potete scaricare il bando completo qui, tenendo bene a mente che la scadenza è fissata al 31 marzo 2011. Nell’augurarvi buona fortuna, vi do un consiglio: se avete lavori pronti, non esitate a partecipare a questo o concorsi simili. A volte in un vecchio adagio c’è più saggezza di quanto immaginiamo, e uno famoso dice chi non risica non rosica.
Come detto qualche mese fa riguardo un altro concorso, occasioni simili sono tra le più propizie per testarsi, per avere giudizi “gratuiti” da personalità del settore, per farsi conoscere da un pubblico più o meno vasto, e altro ancora.
Non vincere un contest non significa rinunciare a priori a confrontarsi con altre realtà, ma semplicemente che si può migliorare qualcosa del proprio stile per renderlo più fruibile, d’impatto, delicato, a seconda del risultato voluto. Ma di questo aspetto parlo più diffusamente sul mio sito www.paolomerenda.it dove sto tenendo un corso di scrittura, in particolare nella seconda lezione.
Oggi invece sono qui per proporvi un concorso: si tratta della prima edizione di Justitia - Concorso di poesia, indetto dall’associazione culturale di Supersano “Rabdomante”, ed è aperta a tutti gli aspiranti poeti da 14 anni in su. Il tema è, ovviamente, quello della giustizia, affrontato in tutte le sue forme e pieghe.
Il concorso, che si articola in due sezioni, junior (14-19 anni) e senior (dai 19 in su), prevede anche un premio in denaro per il primo classificato di ogni sezione, oltre alla pubblicazione dei migliori elaborati in una antologia, che verrà distribuita a tutti i finalisti.
Potete scaricare il bando completo qui, tenendo bene a mente che la scadenza è fissata al 31 marzo 2011. Nell’augurarvi buona fortuna, vi do un consiglio: se avete lavori pronti, non esitate a partecipare a questo o concorsi simili. A volte in un vecchio adagio c’è più saggezza di quanto immaginiamo, e uno famoso dice chi non risica non rosica.
domenica 20 febbraio 2011
Lo Scudo
Qualche anno fa, tentai di fondare una testata. Andai avanti col progetto, trovai ragazzi disposti a scrivere per il periodico, ognuno a occuparsi di un settore in particolare. Si sarebbe trattato di un mensile, e avrei iniziato con tre numeri “di prova” per testare l’interesse del pubblico casertano verso il prodotto. C’era anche il nome della testata, “Lo Scudo”, e perfino un lavoro grafico che avrei dovuto usare sulla copertina dei numeri.
Stabiliti i costi, iniziai a cercare sponsor per supportare il mensile, e qui mi trovai di fronte un problema che non avevo messo in conto. Credevo molto nel progetto, mi sembrava curato fin nei minimi particolari, ma, per quanto cercassi sponsor, non ne trovai, quasi tutti gli uffici commerciali non avevano la disponibilità finanziaria per supportare il periodico.
Congelai tutto per qualche tempo, quando venne indetto uno dei numerosissimi tornei di calcetto del mio paese. A quel punto, molti dei proprietari dei posti in cui ero stato, e che non avevano partecipato come sponsor, aprirono i portafogli e finanziarono le squadre del torneo.
Il problema, dalle mie parti, è che i proprietari degli locali commerciali non danno molta importanza a un giornale, per quanto la pubblicità arrivi a un pubblico vasto e sia fruibile per molto più tempo. Si prediligono i tornei di calcio a 5, per motivi che non saprei spiegare fino in fondo, e credo nemmeno loro saprebbero farlo.
Per il primo numero, avevo in mente un’intervista esclusiva a Tony Tammaro. Lo contattai, e fu subito molto disponibile. Quando il progetto saltò del tutto, mi dispiacque per i ragazzi coinvolti e pronti a dare il via alle danze, ma sopratutto per quell’intervista mai fatta.
Quando, molti anni dopo, ho aperto il mio sito personale, realizzare finalmente quell’intervista è stato uno dei primi obiettivi. Pochi giorni fa ci sono riuscito, potete leggerla qui anche se spero, prima o poi, di poter riprendere quel vecchio progetto. Non ho mai smesso di crederci.
Stabiliti i costi, iniziai a cercare sponsor per supportare il mensile, e qui mi trovai di fronte un problema che non avevo messo in conto. Credevo molto nel progetto, mi sembrava curato fin nei minimi particolari, ma, per quanto cercassi sponsor, non ne trovai, quasi tutti gli uffici commerciali non avevano la disponibilità finanziaria per supportare il periodico.
Congelai tutto per qualche tempo, quando venne indetto uno dei numerosissimi tornei di calcetto del mio paese. A quel punto, molti dei proprietari dei posti in cui ero stato, e che non avevano partecipato come sponsor, aprirono i portafogli e finanziarono le squadre del torneo.
Il problema, dalle mie parti, è che i proprietari degli locali commerciali non danno molta importanza a un giornale, per quanto la pubblicità arrivi a un pubblico vasto e sia fruibile per molto più tempo. Si prediligono i tornei di calcio a 5, per motivi che non saprei spiegare fino in fondo, e credo nemmeno loro saprebbero farlo.
Per il primo numero, avevo in mente un’intervista esclusiva a Tony Tammaro. Lo contattai, e fu subito molto disponibile. Quando il progetto saltò del tutto, mi dispiacque per i ragazzi coinvolti e pronti a dare il via alle danze, ma sopratutto per quell’intervista mai fatta.
Quando, molti anni dopo, ho aperto il mio sito personale, realizzare finalmente quell’intervista è stato uno dei primi obiettivi. Pochi giorni fa ci sono riuscito, potete leggerla qui anche se spero, prima o poi, di poter riprendere quel vecchio progetto. Non ho mai smesso di crederci.
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Tony Tammaro
lunedì 17 gennaio 2011
La folle corsa della tecnologia
Nei giorni scorsi ho guardato Final Destination 3D. Guardato per modo di dire, dato il modo in cui è stato realizzato.
Avevo già visto altri film in 3D, The Hole e Saw 3D tra gli ultimi. Ma questo era diverso, girato interamente con la tecnologia 3D. Il che mi ha portato a pensare a cosa è ormai la tecnologia, e come dobbiamo adeguarci ai progressi.
Sì, perché ormai credo si sia persa la possibilità di SCEGLIERE quale novità tecnologica seguire e usare, e quale invece no. Io, per esempio, ho visto tutta la serie di Final Destination, l’idea di fondo mi piace molto, e quindi era lapalissiano che avrei visto anche questo quarto capitolo.
Non ho potuto scegliere se vederlo in 2D, nel modo classico, senza la profondità, o così. Non c’erano versioni alternative. E, non avendo ancora (ormai mi sono arreso anch’io alla tecnologia) gli occhialini adatti, mi sono perso almeno un 50% dello spettacolo.
Questo piccolo episodio, che sarà capitato a molti di voi alle prese con altre pellicole, dovrebbe far riflettere molto più delle grandi invenzioni che ci obbligano a usare. Non voglio parlare della rivoluzione Facebook, di computer o telefonini sempre più potenti, con buona pace di quelli “vecchi” che finiscono nella spazzatura, di automobili sempre più all’avanguardia o di tecnologia in senso stretto.
Piuttosto, la vita di tutti i giorni, dominata dalle nuove invenzioni e dalle mode. Ecco, perché è questo il fulcro. La razza umana è sempre più intelligente di generazione in generazione. Ovvio che inventi cose ritenute assurde solo qualche decina d’anni fa, non altrettanto ovvio che debbano essere usate.
Infatti, perché queste invenzioni prendano piede, ci vogliono altri uomini, che “adottano” il nuovo parto della mente, in numero sempre maggiore.
Sempre maggiore, finché, per forza di cose, anche gli altri devono piegarsi al volere della massa. E la massa è stupida.
Se venisse inventato, domani, un computer che si accende con la sola forza del pensiero del suo proprietario, molti correrebbero a comperarlo. Ma ne avremmo davvero bisogno? Non possiamo continuare a spingere un pulsante con un dito? Però sarebbe “una figata assurda” e tutti lo vorrebbero, con il risultato che anche chi non lo vuole dovrebbe averlo in casa.
Come ribellarci? Per ribellarsi al volere della massa bisogna che la massa cambi. Ma è un controsenso: se la massa si ribellasse in toto, seguiremmo comunque la massa, semplicemente verso un’altra direzione.
E voi cosa ne pensate?
Avevo già visto altri film in 3D, The Hole e Saw 3D tra gli ultimi. Ma questo era diverso, girato interamente con la tecnologia 3D. Il che mi ha portato a pensare a cosa è ormai la tecnologia, e come dobbiamo adeguarci ai progressi.
Sì, perché ormai credo si sia persa la possibilità di SCEGLIERE quale novità tecnologica seguire e usare, e quale invece no. Io, per esempio, ho visto tutta la serie di Final Destination, l’idea di fondo mi piace molto, e quindi era lapalissiano che avrei visto anche questo quarto capitolo.
Non ho potuto scegliere se vederlo in 2D, nel modo classico, senza la profondità, o così. Non c’erano versioni alternative. E, non avendo ancora (ormai mi sono arreso anch’io alla tecnologia) gli occhialini adatti, mi sono perso almeno un 50% dello spettacolo.
Questo piccolo episodio, che sarà capitato a molti di voi alle prese con altre pellicole, dovrebbe far riflettere molto più delle grandi invenzioni che ci obbligano a usare. Non voglio parlare della rivoluzione Facebook, di computer o telefonini sempre più potenti, con buona pace di quelli “vecchi” che finiscono nella spazzatura, di automobili sempre più all’avanguardia o di tecnologia in senso stretto.
Piuttosto, la vita di tutti i giorni, dominata dalle nuove invenzioni e dalle mode. Ecco, perché è questo il fulcro. La razza umana è sempre più intelligente di generazione in generazione. Ovvio che inventi cose ritenute assurde solo qualche decina d’anni fa, non altrettanto ovvio che debbano essere usate.
Infatti, perché queste invenzioni prendano piede, ci vogliono altri uomini, che “adottano” il nuovo parto della mente, in numero sempre maggiore.
Sempre maggiore, finché, per forza di cose, anche gli altri devono piegarsi al volere della massa. E la massa è stupida.
Se venisse inventato, domani, un computer che si accende con la sola forza del pensiero del suo proprietario, molti correrebbero a comperarlo. Ma ne avremmo davvero bisogno? Non possiamo continuare a spingere un pulsante con un dito? Però sarebbe “una figata assurda” e tutti lo vorrebbero, con il risultato che anche chi non lo vuole dovrebbe averlo in casa.
Come ribellarci? Per ribellarsi al volere della massa bisogna che la massa cambi. Ma è un controsenso: se la massa si ribellasse in toto, seguiremmo comunque la massa, semplicemente verso un’altra direzione.
E voi cosa ne pensate?
sabato 18 dicembre 2010
Premiazione e link dell'eBook del primo concorso letterario Art Cafè
Finalmente giunta al capolinea l’esperienza del primo concorso letterario Art Cafè. Finalmente per due motivi: il primo è che gli organizzatori possono ora tirare il fiato dopo la corsa estenuante, il secondo è che l’eBook del concorso è online.
Di solito partecipo a concorsi letterari con antologie cartacee, mi piace sfogliare fisicamente una pagina, piuttosto che cliccare la freccetta in basso sul freddo schermo di un pc. Ma devo dare il giusto merito a chi ha avuto l'idea: l’eBook è raggiungibile da qualsiasi utente che arriva su questa pagina e legge queste righe, il libro cartaceo molto meno.
Per questo e per altri motivi ho partecipato, finendo tra i segnalati. Il mio racconto, “L’abito adatto per l’eterno nulla”, che nel titolo richiama Woody Allen, è stato anche letto durante la serata finale, andata più che bene.
La macchina organizzativa si è mossa benissimo, la giuria è stata competente, la serata finale un successo grazie anche a Patrick, proprietario dell’Art Cafè da cui il concorso prende il nome, ma...
C’è un ma, non inerente a questo concorso, un “ma” generale.
Ho offerto il mio portale, www.paolomerenda.it, per dare agli utenti la libertà di scaricare l’eBook, ma il discorso generale riguarda proprio il formato. Il libro elettronico è il futuro, è una valida alternativa o uno svendere l’arte?
Lascio a voi la risposta, attraverso commenti, messaggi privati o qualunque altro metodo vogliate usare.
Intanto due comunicazioni di servizio: qui (www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=13550) trovate un articolo in cui si parla del concorso, mentre il link esatto che potete usare per scaricare l’eBook è www.paolomerenda.it/caffe-blues-primo-premio-letterario-art-cafe. Buona lettura.
Di solito partecipo a concorsi letterari con antologie cartacee, mi piace sfogliare fisicamente una pagina, piuttosto che cliccare la freccetta in basso sul freddo schermo di un pc. Ma devo dare il giusto merito a chi ha avuto l'idea: l’eBook è raggiungibile da qualsiasi utente che arriva su questa pagina e legge queste righe, il libro cartaceo molto meno.
Per questo e per altri motivi ho partecipato, finendo tra i segnalati. Il mio racconto, “L’abito adatto per l’eterno nulla”, che nel titolo richiama Woody Allen, è stato anche letto durante la serata finale, andata più che bene.
La macchina organizzativa si è mossa benissimo, la giuria è stata competente, la serata finale un successo grazie anche a Patrick, proprietario dell’Art Cafè da cui il concorso prende il nome, ma...
C’è un ma, non inerente a questo concorso, un “ma” generale.
Ho offerto il mio portale, www.paolomerenda.it, per dare agli utenti la libertà di scaricare l’eBook, ma il discorso generale riguarda proprio il formato. Il libro elettronico è il futuro, è una valida alternativa o uno svendere l’arte?
Lascio a voi la risposta, attraverso commenti, messaggi privati o qualunque altro metodo vogliate usare.
Intanto due comunicazioni di servizio: qui (www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=13550) trovate un articolo in cui si parla del concorso, mentre il link esatto che potete usare per scaricare l’eBook è www.paolomerenda.it/caffe-blues-primo-premio-letterario-art-cafe. Buona lettura.
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