Durante i primi giorni di agosto, sono stato l’inviato di una testata per cui scrivo, Otranto Oggi, per il Mercatino del Gusto, che si è tenuto a Maglie appunto i primi cinque giorni di agosto. Ciò mi ha portato a vivere questo lungo evento, giunto alla dodicesima edizione, da un altro punto di vista: quello di chi deve fare informazione e, pur usufruendo dei benefit legati alla posizione (ingressi gratuiti per le serate a tema etc) non è lì semplicemente per divertirsi, assaggiare nuovi sapori o rilassarsi. Particolarmente gratificante il passaggio in cui ho intervistato il ministro Raffaele Fitto.
Sono giornalista dal millennio scorso, iscritto all’albo da 10 anni, quindi sono cose che già avevo avuto modo di capire, ma trovarmici dentro ogni volta mi porta alla mente le stesse cose: la responsabilità che abbiamo verso i lettori. Quasi tutto sugli stand e alle serate era pregevole, i gusti si sposavano bene con il tema delle varie occasioni d’incontro, quindi il mio lavoro è stato relativamente facile, ma mi è capitato altre volte di stroncare tale o tal’altra cosa.
Ora, esistono principalmente due tipi di lettori, con le varie sfumature tra un estremo e l’altro: l’ipercritico e chi ripone cieca fiducia. Il primo tipo non si ferma a ciò che legge, e quindi saggia da sé la bontà di quanto scritto. Il secondo tipo però si fida del giornalista di turno, a volte non capendo che si tratta di una persona come lui, con convinzioni più o meno condivisibili (basti pensare alla differenza tra Bruno Vespa, Enrico Mentana e Michele Santoro).
Quanto cambia la vita di queste persone un articolo o un servizio televisivo? Per questo sono sempre più convinto che non ci si svegli giornalista, bisogna avere la predisposizione, la passione, e sopratutto l’onestà verso se stessi e i lettori. I lettori possono cambiare il modo di pensare in base a quel che leggono, la responsabilità nei loro confronti è massima. Anzi, sono convinto che i giornalisti, più che i politici, decidano le sorti delle elezioni. Se non è responsabilità questa...
Il 27 giugno, nello spettacolo di wrestling della maggiore federazione mondiale, quella WWE nella quale ha militato per lungo tempo l’Immortale Hulk Hogan, uno dei wrestler migliori del momento, e probabilmente della storia, lo Straight Edge CM Punk, ha lasciato il suo segno indelebile in questo mondo.
Riporto la traduzione integrale del suo discorso con delle aggiunte per rendere il discorso fruibile ai non esperti del settore.
John Cena, mentre te ne stai sdraiato lì [Mentre CM Punk parla, John Cena è disteso dolorante sul ring], e spero che tu sia scomodo come non mai, voglio che tu mi ascolti. Voglio che tu assimili bene il mio discorso, perché prima che me ne vada, tra 3 settimane, con il tuo titolo WWE, ho parecchi sassolini che voglio togliermi dalle scarpe. Io non ti odio, John e nemmeno ti disprezzo. In realtà io ti apprezzo, ti apprezzo nettamente di più di quanto non apprezzi gran parte dei nostri colleghi. Io odio l’idea che tu sia il migliore. Perché non lo sei! Io sono il migliore. Io sono il migliore del mondo! C’è solo una cosa in cui tu sei migliore di me, ed è leccare il culo a Vince McMahon [proprietario della WWE]. Sei bravo a leccare il culo a Vince McMahon tanto quanto lo era Hulk Hogan. Non sei bravo quanto Dwayne [Dwayne The Rock Johnson], però. Lui è un leccaculo coi fiocchi. Lo è sempre stato e ancora lo è. Oops… sto uscendo dal personaggio! Io sono il miglior WRESTLER [la WWE ultimamente non vuole che i suoi dipendenti vengano chiamati così, piuttosto Superstars] del mondo. Sono sempre stato il migliore, fin dal primo giorno. Fin da quando sono approdato in questa federazione e sono stato svilito e odiato già allora, perché Paul Heyman vide qualcosa in me che nessun altro voleva ammettere. Esatto, io sono un pupillo di Paul Heyman. E sapete chi altri era un pupillo di Paul Heyman? Brock Lesnar! E lui ha salutato la compagnia, proprio come sto per fare io. Ma la più grande differenza tra me e Brock è che io me ne andrò con il titolo WWE. Ho conquistato così tanti degli immaginari allori di Vincent K. McMahon, che finalmente mi è chiaro: è proprio questo il punto, sono totalmente immaginari! L’unica cosa reale sono io, e il fatto che giorno dopo giorno, da quasi 6 anni, dimostro a tutto il mondo che io sono il migliore al microfono, sul ring e persino al commento! Nessuno sfiora il mio livello! Eppure, non importa quante volte lo dimostri. Non sono su quelle splendide tazze da collezione, non sono sulla copertina del programma, a malapena mi pubblicizzano, non mi fanno partecipare ai film, ovviamente non andrò mai su quei programmi merdosi sulle tv americane. Non sono sul poster di WrestleMania, non sono sulla sigla che viene prodotta a inizio show. Non vado da Conan O’Brien, non vado da Jimmy Fallon, ma la verità dei fatti è che non me ne frega niente. E fidati, non è la storia della volpe e l’uva. Ma il fatto che Dwayne sia nel main event di WrestleMania dell’anno prossimo e io no, mi fa schifo [È già stato sancito il main event della prossima Wrestlemania, John Cena vs. The Rock]! Ah, ehi! Lasciatemi mettere in chiaro una cosa [iniziano gli applausi a scena aperta, nonostante CM Punk sia heel, un “cattivo” sulla scena]: voi che mi state acclamando adesso, voi siete il motivo principale per cui me ne vado! Perché siete voi quelli che bevono da quelle tazze da collezione, siete voi quelli che comprano i programmi sulla cui copertina non c’è il mio volto, e poi alle 5 del mattino in aeroporto cercate di sbattermeli in faccia per farveli autografare e poi provare a rivenderli su e-bay, perché siete troppo pigri per trovarvi un lavoro vero! Io me ne andrò con il titolo WWE il 17 luglio [quando lotterà nel corso di un PPV contro John Cena per il titolo] e chissà, forse andrò a difenderlo alla New Japan Pro Wrestling, forse tornerò alla Ring Of Honor! Ehi, Colt Cabana [wrestler della ROH, grande amico di CM Punk nella vita reale]! Come stai? Il motivo per cui me ne vado siete voi, perché dopo che me ne sarò andato voi continuerete a buttare soldi in questa azienda. Io sono soltanto un granello nell’ingranaggio. L’ingranaggio continuerà a girare e questo lo capisco. Ma Vince McMahon continuerà a fare soldi nonostante i suoi errori. È un milionario che dovrebbe essere un miliardario. E sapete perché non è un miliardario? Perché si circonda di sottomessi, insulsi e rincoglioniti yes-man, come John Laurinaitis, che gli dicono tutto quello che vuole sentirsi dire. E vorrei poter pensare che dopo la morte di Vince McMahon questa azienda andrà meglio, ma la realtà è che le redini saranno prese da quell’idiota di sua figlia da quel minchione del suo genero [Triple H] e dal resto della sua stupida famiglia! Lasciate che vi racconti un aneddoto privato su Vince McMahon. Noi facciamo tutta questa campagna contro il bullismo... [Il suo microfono viene spento e la puntata chiusa]
I promo tra il work e lo shoot (i work sono preparati a tavolino dai booker, quelli shoot sono un “colpo di testa” del wrestler) sono rari, ma in casi eccezionali vengono messi su. E quello del wrestler di Chicago è appunto un work-shoot. Ho letto in giro che si è trattato di un promo del tutto shoot, e che dietro le quinte non fossero d’accordo. Lasciatevi dire che non può essere così: gli avrebbero spento il microfono dopo 10 secondi, scortato fuori dall’arena e bye-bye. L’unico vero promo shoot della storia è quello di Vince Russo contro Hulk Hogan, nella WCW, per un semplice motivo: Vince Russo era il capo, era l’unico della federazione che non avrebbero potuto zittire.
Semplicemente, hanno lasciato ampia libertà a CM Punk, e lui ha concordato con la regia il momento nel quale avrebbero dovuto interromperlo.
Al di là di tutto, però, è nato un discorso molto vero, e che verrà ricordato negli anni a venire. Forse solo CM Punk poteva dar vita a un segmento simile, perché quelle sono le sue reali frustrazioni, e i motivi per cui effettivamente lascerà la WWE.
Ha fatto la storia, ed è bastato che i booker smettessero di fare quello per cui sono pagati e gli dicessero “vai e parla”.
Nell’era attitude, con Stone Cold Steve Austin su tutti, discorsi simili erano molto meno rari, e il wrestling era più amato anche dagli adulti. Ma la legge del mercato ha cambiato le cose, adesso (e giustamente, aggiungo) si guarda di più al bilancio e agli sponsor. Se per i bambini vende di più la maschera di Rey Misterio, perfettamente logico che gli si dia spazio. Ma l’anima del wrestling esce ancora fuori. Discorsi come quello di CM Punk fanno capire quanto noi fan della Disciplina ci stiamo perdendo.
Credo però che qualcosa stia cambiando, e dopo questo superbo promo ho un pizzico di fiducia in più per il futuro. Intanto non perderò per nulla al mondo il prossimo PPV, Money in the Bank, per vedere cosa succederà a Chicago durante il match tra John Cena e CM Punk. E consiglio a voi di fare lo stesso.
Intanto gustatevi il promo.
Questa volta voglio parlarvi di un’iniziativa molto interessante, per due motivi. J. K. Rowling è una di quelle scrittrici la cui creatura ha ucciso il creatore. Quanti conoscono Sherlock Holmes? E quanti di questi sanno che il suo creatore è Arthur Conan Doyle, scrittore e medico vissuto a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo, che odiava profondamente l’investigatore nato dalla sua stessa penna? Nel caso di Rowling, il rapporto con la sua creatura non sembra essere lo stesso, ma Harry Potter, in ugual modo, è oramai un’icona. La serie dell’autrice è terminata, ma l’interesse resta intatto nei suoi estimatori, a milioni sparsi per il globo. Ed è dalla passione di un manipolo di autori, molti dei quali hanno già lavorato a produzioni legate al maghetto, che è nato un volume tutto da leggere. “Potterologia - dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling” è una raccolta di racconti variegata, in ogni storia viene affrontato un determinato aspetto della celebre serie nata dalla fantasia della scrittrice britannica. A credere nel progetto, l’editore Camelopardus e la Fondazione Theodora. Già, perché la rivisitazione di Harry Potter, che interesserà tutti quelli che hanno amato questo personaggio, è solo una delle due ragioni per cui leggere il libro. L’altra è, appunto, la Fondazione Theodora. Il ricavato di questa fatica letteraria andrà infatti devoluto in beneficenza, per la precisione a questa associazione, che si occupa sin dal 1995 di supportare i bambini che si trovano in ospedale. Presente finora in 15 ospedali divisi in 11 città diverse, porta i Dottor Sogni in corsia, per alleviare la degenza dei bambini, senz’altro più difficile rispetto agli adulti. Tutto è stato curato fin nei minimi particolari: già varato il blog nel quale sono raccolte tutte le notizie, potterologia.wordpress.com, e già online su youtube anche due booktrailer. Fissato per il 3 ottobre il lancio ufficiale, nel frattempo vi rimando al blog ufficiale per tutte le notizie.
Negli ultimi 10 giorni mi sono successe un po’ di cose. Nell’ordine, ho “partecipato” alla presentazione di una raccolta di racconti di affermati autori del panorama nazionale, come Elisabetta Liguori e Livio Romano. In quest’occasione, sono diventato un’opera d’arte vivente grazie al lavoro di Carlo Dicillo, scenografo della Rai, che ultimamente si è occupato di Gaia, il pianeta che vive. Inoltre si occupa delle scenografie dei concerti di Caparezza. Ha dipinto la mia schiena in un’operazione di body art seguitissima e molto riuscita. Sempre in questi 10 giorni, sono stato impegnato nella lettura e recensione di un paio di testi che mi sono stati inviati da una casa editrice. Ho poi intervistato un amico, lo stesso Livio Romano, per il mio sito ufficiale. Venerdì scorso, infine, ho avuto l’onore di intervistare anche il primatista mondiale Pietro Mennea (trovate il video sul mio canale youtube paolomerendachannel). In tutti i casi su citati, l’euforia è durata ben poco, e mi sono subito lanciato in una nuova avventura. Sono fatto così: appena raggiunto un traguardo miro subito al successivo. Ogni fine è un nuovo inizio. Il che mi porta a un passo illuminante che ho letto ieri. Sto gustando l’ultima fatica letteraria di Stephen King, la raccolta di racconti Notte buia, niente stelle. A pagina 86 del primo racconto, 1922, c’è il passo che riporto. Poi, com’è noto, le novità sbiadiscono. Tutte le novità sbiadiscono, e di solito non ci vuole molto tempo. Sotto il nuovo c'è il consueto, che è quasi sempre squallido e grigio. Come il culo di un ratto. Nel mio caso, il consueto non è squallido e grigio: faccio un lavoro che mi piace e conosco brave persone, buoni amici. Ma il senso è comunque lo stesso, cioè che qualunque novità la vita mi riservi, prima o poi (più prima che poi) arrivo ad assuefarmi e a cercare di conseguenza nuovi stimoli. Credo sia un bene, ma non ne sono del tutto sicuro.
Il mese scorso vi ho consigliato un concorso letterario per poesie. Questa volta sono qui per quanti scrivono prosa, uno dei modi più “comuni” per avvicinarsi all’arte. Se avete un racconto nel cassetto che giudicate buono, cercate di non lasciarvi scappare l’occasione rappresentata da un buon concorso. Come ho ribadito più volte, lasciare che persone qualificate leggano e giudichino i nostri scritti, è uno dei metodi più efficaci per migliorarsi. Non dobbiamo mai lasciarci sopraffare dalla paura di un rifiuto, o di un giudizio negativo: nessuno di noi nasce Ernest Hemingway, ci vuole duro impegno e dedizione per diventare tale. Passando al concorso “L’uomo ha bisogno dell’uomo”, indetto da Edizioni La Gru, l’unico vincolo è il tema dei racconti, che deve riguardare l’empatia, la condivisione e l’umanità. Largo a temi di carattere sociale, quindi. Il termine per l’invio degli elaborati, rigorosamente via mail, è fissato al 27 maggio 2011, e ogni concorrente può partecipare con un solo racconto. La lunghezza delle storie può variare da un minimo di 2 pagine a un massimo di 5. Interessanti le modalità di pubblicazione dei vincitori: dalla giuria verranno scelti 9 racconti finalisti, che andranno a confluire in una antologia, edita dalla casa editrice stessa, stampata in 111 copie numerate. Molto simile agli album prodotti da alcune case discografiche, pubblicate appunto in copie numerate, il cui valore sale con il passare del tempo. Per il bando completo, la scheda da compilare a cura dell’autore e per tutte le altre informazioni, vi rimando qui, augurandovi il meglio per questo e altri concorsi a cui vorrete partecipare.
Torno su queste frequenze per consigliarvi un nuovo concorso letterario, stavolta rivolto esclusivamente agli autori di poesie. Come detto qualche mese fa riguardo un altro concorso, occasioni simili sono tra le più propizie per testarsi, per avere giudizi “gratuiti” da personalità del settore, per farsi conoscere da un pubblico più o meno vasto, e altro ancora. Non vincere un contest non significa rinunciare a priori a confrontarsi con altre realtà, ma semplicemente che si può migliorare qualcosa del proprio stile per renderlo più fruibile, d’impatto, delicato, a seconda del risultato voluto. Ma di questo aspetto parlo più diffusamente sul mio sito www.paolomerenda.it dove sto tenendo un corso di scrittura, in particolare nella seconda lezione. Oggi invece sono qui per proporvi un concorso: si tratta della prima edizione di Justitia - Concorso di poesia, indetto dall’associazione culturale di Supersano “Rabdomante”, ed è aperta a tutti gli aspiranti poeti da 14 anni in su. Il tema è, ovviamente, quello della giustizia, affrontato in tutte le sue forme e pieghe. Il concorso, che si articola in due sezioni, junior (14-19 anni) e senior (dai 19 in su), prevede anche un premio in denaro per il primo classificato di ogni sezione, oltre alla pubblicazione dei migliori elaborati in una antologia, che verrà distribuita a tutti i finalisti. Potete scaricare il bando completo qui, tenendo bene a mente che la scadenza è fissata al 31 marzo 2011. Nell’augurarvi buona fortuna, vi do un consiglio: se avete lavori pronti, non esitate a partecipare a questo o concorsi simili. A volte in un vecchio adagio c’è più saggezza di quanto immaginiamo, e uno famoso dice chi non risica non rosica.
Qualche anno fa, tentai di fondare una testata. Andai avanti col progetto, trovai ragazzi disposti a scrivere per il periodico, ognuno a occuparsi di un settore in particolare. Si sarebbe trattato di un mensile, e avrei iniziato con tre numeri “di prova” per testare l’interesse del pubblico casertano verso il prodotto. C’era anche il nome della testata, “Lo Scudo”, e perfino un lavoro grafico che avrei dovuto usare sulla copertina dei numeri. Stabiliti i costi, iniziai a cercare sponsor per supportare il mensile, e qui mi trovai di fronte un problema che non avevo messo in conto. Credevo molto nel progetto, mi sembrava curato fin nei minimi particolari, ma, per quanto cercassi sponsor, non ne trovai, quasi tutti gli uffici commerciali non avevano la disponibilità finanziaria per supportare il periodico. Congelai tutto per qualche tempo, quando venne indetto uno dei numerosissimi tornei di calcetto del mio paese. A quel punto, molti dei proprietari dei posti in cui ero stato, e che non avevano partecipato come sponsor, aprirono i portafogli e finanziarono le squadre del torneo. Il problema, dalle mie parti, è che i proprietari degli locali commerciali non danno molta importanza a un giornale, per quanto la pubblicità arrivi a un pubblico vasto e sia fruibile per molto più tempo. Si prediligono i tornei di calcio a 5, per motivi che non saprei spiegare fino in fondo, e credo nemmeno loro saprebbero farlo. Per il primo numero, avevo in mente un’intervista esclusiva a Tony Tammaro. Lo contattai, e fu subito molto disponibile. Quando il progetto saltò del tutto, mi dispiacque per i ragazzi coinvolti e pronti a dare il via alle danze, ma sopratutto per quell’intervista mai fatta. Quando, molti anni dopo, ho aperto il mio sito personale, realizzare finalmente quell’intervista è stato uno dei primi obiettivi. Pochi giorni fa ci sono riuscito, potete leggerla qui anche se spero, prima o poi, di poter riprendere quel vecchio progetto. Non ho mai smesso di crederci.