domenica 24 aprile 2016

Il nerd del peperoncino


Chi segue questo blog sa che ho già scritto qualcosa riguardo i peperoncini, linko qualcosa in caso ve lo siate perso.
Peperoncini piccanti e sfide lanciate a Darwin
Atomic Kick Ass, le cosce di pollo mortali
Sfidare un Carolina Reaper
Oggi voglio parlarvi di un dialogo avuto con la cameriera di un ristorante messicano nel quale sono andato per la prima volta con un amico tempo fa. Prima, un altro breve dialogo esemplificativo con il gestore di un altro ristorante messicano, pluripremiato e gestito da messicani, avuto qualche settimana prima, giusto per capire cosa mi aspetto da un locale di questo genere.
Non metterò i nomi dei ristoranti, il primo perché serve per introdurre l’argomento e il secondo perché, parentesi piccante a parte, ha proposto buoni piatti, ben cucinati e saporiti, e non voglio far cattiva pubblicità sull’episodio particolare.

RISTORANTE MESSICANO PLURIPREMIATO
Io: Ciao. Hai qualche peperoncino da farmi degustare?
Gestore: Ciao, Paolo! Sì, stasera ti porto un Moruga Scorpion cresciuto di fianco a una pianta di Habanero Orange. Ha il sapore e la potenza di un Moruga, ma con sentori fruttati di Habanero. Dato il periodo, è congelato, ma basta aspettare che arrivi a temperatura. Poi mi dici.
Io: Ottimo, grazie.

RISTORANTE MESSICANO NUOVO
Io: Ciao. Allora, oltre ai piatti ordinati, vorremmo del peperoncino fresco da degustare. Il mio amico non ha il palato allenato, cos’hai di fresco o, dato il periodo, congelato?
Cameriera: Abbiamo lo Jalapeño.
Io: Ottimo, non molto piccante, per lui va bene. Per me invece hai un Carolina Reaper?
Cameriera: (disorientata) Eh?
Io: Va be’, forse un Naga Viper, o un Bhut Jolokia, o un Moruga Scorpion?
Cameriera: (sempre più disorientata) Eh?
Io: Va be’, un Habanero?
Cameriera: (con un sorriso raggiante) Ah, ho capito! No, non abbiamo gli Habanero.
Io: Ti ho detto i nomi di cinque peperoncini diversi, se avessi detto Chocolate e Lemon avrei indicato due Habanero. Hai uno degli altri?
Cameriera: (di nuovo disorientata) Ehm... No, nessuno di quelli, mi sa.
Io: Scusami, che peperoncini avete in questo ristorante messicano?
Cameriera: Solo gli Jalapeño.
Io: Ah...
Stavo per aggiungere qualcosa a riguardo, poi mi sono un attimo visto da fuori, ho capito di comportarmi da nerd del peperoncino e ho preso un altro Jalapeño. Per fortuna il mio amico, dopo che lei si è allontanata, mi ha detto che avevo fatto bene, altrimenti non avrei saputo dire chi, tra me e la cameriera, fosse più a disagio.

sabato 26 marzo 2016

Un pot-pourri di cinema


Negli ultimi tempi, ho visto diversi film per farmi un’idea delle candidature agli ultimi Oscar. In seguito, ho visto o rivisto altre pellicole, e sono giunto ad alcune conclusioni.
La prima riguarda uno dei miei attori preferiti, Sylvester Stallone. Per come la vedo io (e sono paurosamente di parte, lo ammetto) è stato derubato per la seconda volta, a distanza di 40 anni, di un premio Oscar, ed entrambe le volte dopo essersi messo nei panni di Rocky Balboa. Lui non interpreta Rocky, lui È Rocky, quindi avrebbe dovuto vincere la statuetta perché i restanti candidati, a differenza sua, studiano la parte per diventare qualcun altro giusto il tempo di un film.
La seconda, invece, è sull’Oscar finalmente vinto da Leonardo DiCaprio. Dopo “Inception” e “Wolf of Wall Street”, questo è il suo film migliore. Il fatto che abbia vinto quest’anno e non con gli altri due capolavori, per me significa che la giuria ha premiato lui di più per la carriera che per il nuovo film in sé. In pratica, pezzetto dopo pezzetto, ha guadagnato un premio Oscar intero. Peccato che sia capitato con “Revenant - Redivivo”, una pellicola meno riuscita rispetto alle altre due già citate.
La terza poco c’entra con il discorso premio Oscar, infatti è giunta pochi giorni fa. Dopo aver fatto un piccolo tragitto in automobile, e aver sentito di un nuovo film in uscita su Heidi, ho avuto reazioni contrastanti: la prima è stata ovviamente “Perché devono rovinare qualsiasi parto riuscito dell’uomo con i remake? Già Dragon Ball originale non era un capolavoro, ma il film lo ha definitivamente ucciso. Ora Heidi... Va be’, noi sopravviveremo anche a questa. Heidi, invece, no.”
Però, poco dopo, mi sono trovato a passare fuori un cinema, un bambino piccino tenuto per mano dal padre. Il pargolo, indicando la locandina di “Superman vs. Batman”, ha affermato con sicurezza di volerlo vedere. Continuando a camminare, ho immaginato lo stesso pargolo tra qualche giorno, che fissa la locandina, resa accattivante da un lavoro grafico che dovrà esser fatto, e sottolineo dovrà esser fatto, del film di Heidi. Tutti i bambini e le bambine che vedranno il film di Heidi saranno i nuovi testimoni che rinnoveranno quella leggenda, il che è a dir poco fondamentale. È delittuoso lasciar cadere nel dimenticatoio Ken il Guerriero, L’Uomo Tigre, Goldrake, Great Mazinger e mi fermo qui per non fare una lista infinita. Oggi tocca ad Heidi, domani magari a Holly e Benji. Ok, il film potrà essere una cagata pazzesca di fantozziana memoria, ma almeno ci sarà una nuova generazione che dirà, giocando a calcio, che vuole essere Oliver Hutton. Un brutto film val bene la continuazione della leggenda, secondo me. Voi cosa ne pensate?

lunedì 29 febbraio 2016

X-Files: This is the end (?)


Ho terminato da pochi giorni la visione della decima (e ultima, almeno per ora) serie di X-Files, che ha segnato il ritorno di David Duchovny e Gillian Anderson rispettivamente nei ruoli degli agenti FBI Fox Mulder e Dana Scully.
Lungi da me celebrare nuovamente i successi dei due e del telefilm creato da Chris Carter (l’ho già fatto in passato in altri interventi e comunque in giro per la Rete si trovano migliaia e migliaia di articoli così). Più che altro voglio parlare della decima serie e soprattutto del finale (per ora tranquilli, niente spoiler): sei puntate per il rientro nei ruoli dopo quindici anni dalla fine della nona serie. Ottimo aver richiamato il vice-direttore Skinner e l’Uomo che Fuma, tra gli altri, e ottima la classica puntata “ridicola” che spezza il ritmo forsennato. Per inciso, terza puntata, quella “ridicola”, che riesce comunque a dare un punto di vista originale sulla questione lupo mannaro.
Meno bene la voglia di cincischiare: le uniche puntate sul Complotto sono la prima e la sesta, troppo poco a fronte delle restanti quattro puntate in cui si è parlato d’altro, seppur con le attenuanti del caso (la madre di Scully, i Pistoleri Solitari e tutti i riferimenti alle nove serie precedenti sono state un buon amarcord). Si poteva e si doveva narrare di più sul filone principale, calcolando che si è riusciti ad avere in squadra William B. Davis, 78enne che realisticamente non può fare questo mestiere fino alla fine dell’eternità, e che esclusa l’ultima puntata dice due frasi, di cui una fuori dal contesto del complotto di cui fa parte.
Si passa così al finale, che definire aperto è come dire che il Barcellona è una squadra di calcio accettabile. A quel finale DEVE seguire qualcosa, e non c’è nulla di certo nonostante Chris Carter abbia parlato in recenti interviste di un terzo film, di cui esiste già la sceneggiatura, e di un’eventuale undicesima stagione, che potrebbe interessare il canale Fox dopo gli ottimi ascolti della decima serie.

Da qui spoiler

Parlare per sei puntate, qua e là, del figlio di Fox Mulder e Dana Scully, e non mostrarlo (tranne se era a bordo del velivolo alieno degli ultimi istanti della sesta puntata, ma anche in quel caso non si è visto) può servire solo a un succulento seguito nel quale si paleserà. E, più in generale, chiudere tutto con Dana Scully che fissa una luce aliena mentre Mulder sta praticamente morendo di fianco a lei, non rende giustizia alle 200 e oltre puntate precedenti.
Direi che la frase che apre la sesta puntata, “This is the end”, è l’ennesimo tentativo di sviare i milioni di accaniti fan della serie televisiva, che dopo quell’immagine conclusiva con Scully a guardare in alto, hanno ancora più fame.

domenica 31 gennaio 2016

Sfidare un Carolina Reaper

Il 22 gennaio scorso c’è stata una ricorrenza, omaggiata anche da Google con un doodle in cui era inserito un giochino, che ho molto apprezzato. Si tratta del 151esimo anniversario della nascita del chimico Wilbur Scoville, autore della celebre e omonima scala di Scoville, la quale serve a classificare i peperoncini in base alla loro piccantezza.
Chi segue questo blog sa che mi sono già occupato di peperoncini e che posseggo alcune piante. Mi sembra quindi doveroso ricordare l'eminente figura, seppur con alcuni giorni di ritardo, su queste pagine. Il ritardo è dovuto al fatto che solo ieri ho avuto questo filmato, realizzato da alcuni amici a cui ho dato un Carolina Reaper, il peperoncino più piccante al mondo, dalla mia pianta, e che hanno deciso di mangiarlo filmandosi e dando il loro contributo alle numerose sfide che si trovano su Youtube e su altre piattaforme che ospitano video.
Quindi, senza altri indugi vi lascio alla visione del filmato, raccomandandovi di vederlo tutto (la parte “Giorno 2” è la migliore) e rassicurandovi sul contenuto: niente vomito o altre scene che potrebbero urtare la vostra suscettibilità, ma solo quattro ragazzi alle prese con il peperoncino più piccante al mondo. E i suoi effetti.


domenica 6 dicembre 2015

Come mi sono procurato un albo di Dylan Dog - Opera teatrale in quattro atti


PROLOGO
Qualche giorno fa, in allegato con la Gazzetta dello Sport, è uscito il diciottesimo numero di una serie su Dylan Dog, dal titolo “Tagli aziendali”, colorato da un’amica, Ketty Formaggio, che ha realizzato anche i colori della copertina del mio libro “Dodici”. Questo pezzo non vuole essere pubblicitario (non meramente, almeno), ma tratterà le peripezie passate per averlo.
 

Primo atto o incontro con l’Edicolante Di Fiducia (da ora, EDF), ovvero Sondare il Terreno.
Io: Salve, EDF. Vorrei acquistare la Gazzetta dello Sport, o meglio l’allegato in vendita da oggi, l’albo a colori di Dylan Dog.
EDF: Salve, Io. Purtroppo ne ho due, sono entrambi prenotati, passeranno sicuramente a prenderlo. Posso vedere se riesco a procurartelo.
Io: Ottimo, passo tra qualche giorno. Ci tengo, l’ha colorato un’amica.
EDF: Non preoccuparti, ci penso me.

Secondo atto o incontro con EDF, ovvero Primi Dubbi.
Io: Salve, EDF. Son passati tre giorni, hai novità riguardo l’albo di Dylan Dog?
EDF: Salve, Io. I due che l’hanno prenotato sono passati a prenderlo.
Io: Va be’, non avevo pensato a quelli. Mi avevi detto che saresti riuscito a procurarmelo in altri modi.
EDF: In questi casi ho un amico che va a chiedere alle altre edicole, vedo se lo trova. Se non lo trova prendo una copia direttamente dal distributore. Tre giorni altri al massimo e l’avrò.
Io: A dire il vero ho chiesto inutilmente anche a un altro paio di Edicolanti, seppur non Di Fiducia, temo che non l’abbia nessuno. Comunque ti avevo detto di procurarmelo, l’avrei acquistato certamente. Il tuo amico ha chiesto in giro?
EDF: No.
Io: E perché, scusa?
EDF: Non ancora. Oggi o domani gli faccio fare un controllo e poi ti dico. Lasciami il numero di cellulare.
Io: Ok. Eccolo, lo scrivo su un foglio che ti porgo così non devo recitarlo e i lettori del blog non lo leggeranno. Sai, la privacy... Chiamami quando hai il fumetto.

Terzo atto o incontro, ovvero Ma Cosa...
Io: Salve, EDF. Sono passati quattro giorni, non mi hai chiamato. Deduco che tu non sia riuscito a procurarti il fumetto di Dylan Dog.
EDF: Salve, Io. In giro per il paese non lo ha nessun Edicolante.
Io: Te l’avevo detto, uno di loro mi ha spiegato che essendo oltre la metà della collezione, i numeri arrivano ormai contati in base alle prenotazioni precedenti. Hai quindi chiesto al distributore per prenotarne una copia, vero?
EDF: No.
Io: E perché, scusa?
EDF: Lo prenoto subito.
Io: Ti avevo detto di prenderlo senza indugio. Come mai non l’hai... Va be’, quanto ci mette ad arrivare?
EDF: Nel frattempo è diventato un numero vecchio, ora in edicola c’è l’uscita 19. Direi un paio di giorni ed è qui.
Io: Perfetto, chiamami appena ce l’hai che passo a prenderlo. Ci tengo, passo appena mi contatti, un minuto nella stessa giornata lo trovo.

Quarto atto o incontro, ovvero La Degna Conclusione.
Io: Salve, EDF. Sono passati sei giorni, ci sono problemi con la copia arretrata di “Tagli aziendali”?
EDF: Salve, Io. No, eccolo! (me lo porge con un sorriso a 32 denti)
Io: Oh, finalmente! Per fortuna che son passato oggi, è arrivato da pochi minuti?
EDF: No, due giorni fa.
Io: E perché, scusa, non mi hai chiamato prima?
EDF: ...


EPILOGO
Quindi sono riuscito a leggerlo. La storia è carina e richiama un vecchio albo della serie regolare, un amarcord che ho molto apprezzato. Ma l’opera fatta sui colori è sublime, un esempio su tutti il cambio dalle pagine 8 e 9, con una sala operatoria asettica, alle pagine 10 e 11, esterno, notte, tonalità buie e fredde, alle pagine 12 a 13, con il cambio diametrale dell’interno di una casa in cui avverti fisicamente il calore delle scene.
Ok, forse l’epilogo è quasi pubblicitario, ma sentivo di doverlo scrivere. Se volete procurarvi l’albo, potete andare tranquillamente da EDF: ci metterà un po’ ma ve lo procurerà.

domenica 29 novembre 2015

Undertaker, 25 anni di distruzione



Il 22 novembre 1990, nella squadra di un’altra leggenda, Million Dollar Man, Ted Di Biase, esordiva in WWE (allora WWF) la Leggenda per eccellenza, The Undertaker. Sono passati 25 anni e i bambini del pubblico che lo vedono passare non scoppiano più a piangere, come succedeva allora, ma alcune cose sono rimaste immutate.
In questi giorni i suoi due episodi legati al PPV Survivor Series (evento di wrestling definito tra i quattro maggiori dell’anno), il debutto nel 1990 e la vittoria del primo titolo del 1991, sono diventati tre con il match, in coppia con il fratello (in storyline) Kane, riformando i Brothers of Destruction, contro Bray Wyatt e Luke Harper, ovvero metà della Wyatt Family. Sono d’accordo con quanto fatto dalla prima federazione mondiale di wrestling, ovvero far affrontare a due atleti dalla gimmick molto dark, come Undertaker e Kane (non a caso ribattezzati Brothers of Destruction), metà di una stable altrettanto controversa e oscura come la Wyatt Family, che richiama già nel nome la Manson Family di Charles Manson, uno dei criminali più famosi della storia recente.
L’idea, ottima, non ha trovato riscontro sul ring, dopo il gong: nonostante la scelta dell’incontro tag team che ha permesso al Deadman di rifiatare quando a lottare vi era Kane, a 50 anni non ha potuto mantenere la stessa intensità di 20, ma anche 10 anni fa. È stata una passerella e poco più, con annessa ovvia vittoria e l’esecuzione dell’Old School, la Chokeslam, la Tombstone e le altre mosse che lo hanno reso famoso, ma devo dire che per me è stato lo stesso un grande spettacolo. Perché è quello che mi attendevo e che molti, credo, si attendevano: per il match tecnico aspetto il ritorno sul ring di Daniel Bryan, da Mark Calaway voglio solo che si trasformi in Undertaker.
Anche quando è a Wrestlemania, con il suo record di vittorie consecutive, o quando l’ho visto in un house show, un evento non trasmesso in TV (la foto allegata al pezzo viene appunto da lì, l’ho scattata io), attendevo la tecnica dal maestro Chris Benoit, e non sono stato smentito, mentre il Becchino è stato uno spettacolo già dall’ingresso.
Certo, ormai si naviga a vista perché non può più assicurare la continuità degli altri atleti e progetti a lungo termine, ma una cosa è certa: con lui sul ring, qualcosa di notevole prima o poi succede.

domenica 18 ottobre 2015

Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade!


Tra pochi giorni ricorrerà il trentesimo anniversario di “Ritorno al futuro”, o meglio la data esatta, il 21 ottobre 2015, nella quale Marty McFly e “DocEmmett Brown giungono nel futuro nel secondo capitolo dell’indimenticata trilogia.
La serie di film, considerata la madre di tutte le pellicole sui viaggi nel tempo, verrà festeggiata nei modi più disparati in ogni angolo del globo, e questo basterebbe a far capire quanto sia rimasta nell’immaginario collettivo. Ma perché ha avuto così tanto successo?
Dal mio punto di vista, perché in questi film c’è tutto: suspance per le corse contro il tempo (è il caso di dirlo) alla fine di ogni storia, amori impossibili, redenzione (ben delineata al termine del primo e del terzo capitolo) e molto altro. I personaggi principali, Michael J. Fox e Christopher Lloyd, ma anche Lea Thompson nel ruolo di Lorraine, madre di Marty, e Thomas F. Wilson nel ruolo di Biff, sono semplicemente perfetti. Anzi, uno dei tanti interrogativi è: ora ne staremmo parlando se l’attore scelto originariamente per Marty, Eric Stoltz, non fosse stato sostituito da Michael J. Fox dopo sei settimane perché, a detta del regista Robert Zemeckis, mancava di ironia?
Trovo che nessuno degli altri film sui viaggi nel tempo, e ce ne sono parecchi (giusto per nominarne alcuni, Source code, Predestination, The butterfly effect, L’esercito delle 12 scimmie, Looper, Donnie Darko e anche Terminator con un magistrale Arnold Schwarzenegger) sia così completo: o mancano di ironia, o di complessità della storia (“Ritorno al futuro 2” è addirittura cervellotico in tal senso), o altro ancora. La trilogia con al centro la DeLorean riesce ad amalgamare tutto ciò, e se ancora oggi si parla di un eventuale quarto capitolo un motivo ci sarà.
Il quarto capitolo, appunto. Secondo voi è giusto farlo? Christopher Lloyd si è detto disponibile, se lo sarà anche Michael J. Fox. Per il primo invero basterebbe una parrucca e del trucco, il secondo ha già recitato da quando è stato colpito dal morbo di Parkinson e comunque non è cambiato molto, ma voi cosa ne pensate?