Qualche anno fa, tentai di fondare una testata. Andai avanti col progetto, trovai ragazzi disposti a scrivere per il periodico, ognuno a occuparsi di un settore in particolare. Si sarebbe trattato di un mensile, e avrei iniziato con tre numeri “di prova” per testare l’interesse del pubblico casertano verso il prodotto. C’era anche il nome della testata, “Lo Scudo”, e perfino un lavoro grafico che avrei dovuto usare sulla copertina dei numeri.
Stabiliti i costi, iniziai a cercare sponsor per supportare il mensile, e qui mi trovai di fronte un problema che non avevo messo in conto. Credevo molto nel progetto, mi sembrava curato fin nei minimi particolari, ma, per quanto cercassi sponsor, non ne trovai, quasi tutti gli uffici commerciali non avevano la disponibilità finanziaria per supportare il periodico.
Congelai tutto per qualche tempo, quando venne indetto uno dei numerosissimi tornei di calcetto del mio paese. A quel punto, molti dei proprietari dei posti in cui ero stato, e che non avevano partecipato come sponsor, aprirono i portafogli e finanziarono le squadre del torneo.
Il problema, dalle mie parti, è che i proprietari degli locali commerciali non danno molta importanza a un giornale, per quanto la pubblicità arrivi a un pubblico vasto e sia fruibile per molto più tempo. Si prediligono i tornei di calcio a 5, per motivi che non saprei spiegare fino in fondo, e credo nemmeno loro saprebbero farlo.
Per il primo numero, avevo in mente un’intervista esclusiva a Tony Tammaro. Lo contattai, e fu subito molto disponibile. Quando il progetto saltò del tutto, mi dispiacque per i ragazzi coinvolti e pronti a dare il via alle danze, ma sopratutto per quell’intervista mai fatta.
Quando, molti anni dopo, ho aperto il mio sito personale, realizzare finalmente quell’intervista è stato uno dei primi obiettivi. Pochi giorni fa ci sono riuscito, potete leggerla qui anche se spero, prima o poi, di poter riprendere quel vecchio progetto. Non ho mai smesso di crederci.
domenica 20 febbraio 2011
lunedì 17 gennaio 2011
La folle corsa della tecnologia
Nei giorni scorsi ho guardato Final Destination 3D. Guardato per modo di dire, dato il modo in cui è stato realizzato.
Avevo già visto altri film in 3D, The Hole e Saw 3D tra gli ultimi. Ma questo era diverso, girato interamente con la tecnologia 3D. Il che mi ha portato a pensare a cosa è ormai la tecnologia, e come dobbiamo adeguarci ai progressi.
Sì, perché ormai credo si sia persa la possibilità di SCEGLIERE quale novità tecnologica seguire e usare, e quale invece no. Io, per esempio, ho visto tutta la serie di Final Destination, l’idea di fondo mi piace molto, e quindi era lapalissiano che avrei visto anche questo quarto capitolo.
Non ho potuto scegliere se vederlo in 2D, nel modo classico, senza la profondità, o così. Non c’erano versioni alternative. E, non avendo ancora (ormai mi sono arreso anch’io alla tecnologia) gli occhialini adatti, mi sono perso almeno un 50% dello spettacolo.
Questo piccolo episodio, che sarà capitato a molti di voi alle prese con altre pellicole, dovrebbe far riflettere molto più delle grandi invenzioni che ci obbligano a usare. Non voglio parlare della rivoluzione Facebook, di computer o telefonini sempre più potenti, con buona pace di quelli “vecchi” che finiscono nella spazzatura, di automobili sempre più all’avanguardia o di tecnologia in senso stretto.
Piuttosto, la vita di tutti i giorni, dominata dalle nuove invenzioni e dalle mode. Ecco, perché è questo il fulcro. La razza umana è sempre più intelligente di generazione in generazione. Ovvio che inventi cose ritenute assurde solo qualche decina d’anni fa, non altrettanto ovvio che debbano essere usate.
Infatti, perché queste invenzioni prendano piede, ci vogliono altri uomini, che “adottano” il nuovo parto della mente, in numero sempre maggiore.
Sempre maggiore, finché, per forza di cose, anche gli altri devono piegarsi al volere della massa. E la massa è stupida.
Se venisse inventato, domani, un computer che si accende con la sola forza del pensiero del suo proprietario, molti correrebbero a comperarlo. Ma ne avremmo davvero bisogno? Non possiamo continuare a spingere un pulsante con un dito? Però sarebbe “una figata assurda” e tutti lo vorrebbero, con il risultato che anche chi non lo vuole dovrebbe averlo in casa.
Come ribellarci? Per ribellarsi al volere della massa bisogna che la massa cambi. Ma è un controsenso: se la massa si ribellasse in toto, seguiremmo comunque la massa, semplicemente verso un’altra direzione.
E voi cosa ne pensate?
Avevo già visto altri film in 3D, The Hole e Saw 3D tra gli ultimi. Ma questo era diverso, girato interamente con la tecnologia 3D. Il che mi ha portato a pensare a cosa è ormai la tecnologia, e come dobbiamo adeguarci ai progressi.
Sì, perché ormai credo si sia persa la possibilità di SCEGLIERE quale novità tecnologica seguire e usare, e quale invece no. Io, per esempio, ho visto tutta la serie di Final Destination, l’idea di fondo mi piace molto, e quindi era lapalissiano che avrei visto anche questo quarto capitolo.
Non ho potuto scegliere se vederlo in 2D, nel modo classico, senza la profondità, o così. Non c’erano versioni alternative. E, non avendo ancora (ormai mi sono arreso anch’io alla tecnologia) gli occhialini adatti, mi sono perso almeno un 50% dello spettacolo.
Questo piccolo episodio, che sarà capitato a molti di voi alle prese con altre pellicole, dovrebbe far riflettere molto più delle grandi invenzioni che ci obbligano a usare. Non voglio parlare della rivoluzione Facebook, di computer o telefonini sempre più potenti, con buona pace di quelli “vecchi” che finiscono nella spazzatura, di automobili sempre più all’avanguardia o di tecnologia in senso stretto.
Piuttosto, la vita di tutti i giorni, dominata dalle nuove invenzioni e dalle mode. Ecco, perché è questo il fulcro. La razza umana è sempre più intelligente di generazione in generazione. Ovvio che inventi cose ritenute assurde solo qualche decina d’anni fa, non altrettanto ovvio che debbano essere usate.
Infatti, perché queste invenzioni prendano piede, ci vogliono altri uomini, che “adottano” il nuovo parto della mente, in numero sempre maggiore.
Sempre maggiore, finché, per forza di cose, anche gli altri devono piegarsi al volere della massa. E la massa è stupida.
Se venisse inventato, domani, un computer che si accende con la sola forza del pensiero del suo proprietario, molti correrebbero a comperarlo. Ma ne avremmo davvero bisogno? Non possiamo continuare a spingere un pulsante con un dito? Però sarebbe “una figata assurda” e tutti lo vorrebbero, con il risultato che anche chi non lo vuole dovrebbe averlo in casa.
Come ribellarci? Per ribellarsi al volere della massa bisogna che la massa cambi. Ma è un controsenso: se la massa si ribellasse in toto, seguiremmo comunque la massa, semplicemente verso un’altra direzione.
E voi cosa ne pensate?
sabato 18 dicembre 2010
Premiazione e link dell'eBook del primo concorso letterario Art Cafè
Finalmente giunta al capolinea l’esperienza del primo concorso letterario Art Cafè. Finalmente per due motivi: il primo è che gli organizzatori possono ora tirare il fiato dopo la corsa estenuante, il secondo è che l’eBook del concorso è online.
Di solito partecipo a concorsi letterari con antologie cartacee, mi piace sfogliare fisicamente una pagina, piuttosto che cliccare la freccetta in basso sul freddo schermo di un pc. Ma devo dare il giusto merito a chi ha avuto l'idea: l’eBook è raggiungibile da qualsiasi utente che arriva su questa pagina e legge queste righe, il libro cartaceo molto meno.
Per questo e per altri motivi ho partecipato, finendo tra i segnalati. Il mio racconto, “L’abito adatto per l’eterno nulla”, che nel titolo richiama Woody Allen, è stato anche letto durante la serata finale, andata più che bene.
La macchina organizzativa si è mossa benissimo, la giuria è stata competente, la serata finale un successo grazie anche a Patrick, proprietario dell’Art Cafè da cui il concorso prende il nome, ma...
C’è un ma, non inerente a questo concorso, un “ma” generale.
Ho offerto il mio portale, www.paolomerenda.it, per dare agli utenti la libertà di scaricare l’eBook, ma il discorso generale riguarda proprio il formato. Il libro elettronico è il futuro, è una valida alternativa o uno svendere l’arte?
Lascio a voi la risposta, attraverso commenti, messaggi privati o qualunque altro metodo vogliate usare.
Intanto due comunicazioni di servizio: qui (www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=13550) trovate un articolo in cui si parla del concorso, mentre il link esatto che potete usare per scaricare l’eBook è www.paolomerenda.it/caffe-blues-primo-premio-letterario-art-cafe. Buona lettura.
Di solito partecipo a concorsi letterari con antologie cartacee, mi piace sfogliare fisicamente una pagina, piuttosto che cliccare la freccetta in basso sul freddo schermo di un pc. Ma devo dare il giusto merito a chi ha avuto l'idea: l’eBook è raggiungibile da qualsiasi utente che arriva su questa pagina e legge queste righe, il libro cartaceo molto meno.
Per questo e per altri motivi ho partecipato, finendo tra i segnalati. Il mio racconto, “L’abito adatto per l’eterno nulla”, che nel titolo richiama Woody Allen, è stato anche letto durante la serata finale, andata più che bene.
La macchina organizzativa si è mossa benissimo, la giuria è stata competente, la serata finale un successo grazie anche a Patrick, proprietario dell’Art Cafè da cui il concorso prende il nome, ma...
C’è un ma, non inerente a questo concorso, un “ma” generale.
Ho offerto il mio portale, www.paolomerenda.it, per dare agli utenti la libertà di scaricare l’eBook, ma il discorso generale riguarda proprio il formato. Il libro elettronico è il futuro, è una valida alternativa o uno svendere l’arte?
Lascio a voi la risposta, attraverso commenti, messaggi privati o qualunque altro metodo vogliate usare.
Intanto due comunicazioni di servizio: qui (www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=13550) trovate un articolo in cui si parla del concorso, mentre il link esatto che potete usare per scaricare l’eBook è www.paolomerenda.it/caffe-blues-primo-premio-letterario-art-cafe. Buona lettura.
martedì 23 novembre 2010
Concorso letterario Art Cafè: la stampa parla del blog

Prosegue a grandi passi il primo concorso letterario Art Cafè. Nel consigliarvi caldamente di restare su queste frequenze per una possibile grossa novità a riguardo, volevo postare questo trafiletto comparso sul settimanale Belpaese il 13 novembre scorso. È stata una bella soddisfazione sapere che la stampa si sia interessata al concorso letterario, un piccolo successo inatteso alla vigilia, e che abbia linkato questo blog come fonte per il regolamento.
Un successo anche in termini di adesioni: quasi 70 i lavori pervenuti, la giuria avrà materiale su cui lavorare. Entro i primi di dicembre verranno decretati i vincitori delle due sezioni, prosa e poesia, nell’attesa della premiazione, fissata per il 16 dicembre, all’Art Cafè di Maglie, appunto il locale da cui prende il nome l’iniziativa.
Tanti racconti e tante poesie, con i partecipanti in gran parte giovani. Forse non sono tutti lobotomizzati come si sente in giro. Io comincio a crederci.
sabato 9 ottobre 2010
Concorsi letterari e affini
Uno dei modi più semplici per farsi conoscere nel campo della scrittura è partecipare ai concorsi letterari. Un concorso è composto mediamente da una giuria ben preparata e vengono letti tutti gli elaborati inviati, per poter decretare i vincitori.
Di conseguenza, anche in caso di sconfitta ti inizia a leggere una cerchia di persone altrimenti non raggiungibile, e spesso puoi avere la scheda critica della tua storia. Sono due ottimi traguardi, se l'"esperimento" è reiterato.
Qualche giudice può leggere diverse tue opere, in diversi concorsi, imparando a conoscerti, e in ogni caso una scheda critica ti dice dove e come migliorare. Col tempo e la perseveranza questi (e altri) difficili obiettivi potranno essere raggiunti, ma bisogna iniziare da qualche parte per non farli restare impossibili, no?
A tal proposito, vi propongo un concorso letterario aperto fino al 15 novembre. Nell'augurarvi in bocca al lupo, vi consiglio di provarci. Tentar non nuoce.
Concorso letterario nazionale di racconti e poesie
ART CAFE'
Regolamento:
Art.1
Possono partecipare al concorso tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto il 18esimo anno di età, ovunque residenti.
Art.2
I partecipanti potranno inviare opere edite e inedite, fermo restando il pieno possesso dei diritti d'autore, in lingua italiana. Per le poesie potrà essere usato anche il vernacolo, purché sia corredato da apposita traduzione. Non è richiesto nessun tema specifico.
Art.3
I limiti cui attenersi sono massimo 20.000 battute per i racconti e 50 versi per le poesie. Ogni partecipante potrà concorrere fino a un massimo di cinque opere.
Art.4
Le opere in concorso andranno inviate via mail, in formato Word97, corredate da un file attestante il titolo delle opere proposte, e le generalità dell’autore (nome e cognome, indirizzo completo di via, N., CAP, Città, Provincia, Regione), telefono, e-mail, età, professione, e inoltre la dichiarazione firmata: “Autorizzo il trattamento dei dati ai fini istituzionali (D.Lgs/2003)”. I lavori non saranno restituiti. La partecipazione al concorso è gratuita.
Art.5
Le opere vanno inviate entro e non oltre il 15 novembre 2010 al seguente indirizzo: angelaleucci@gmail.com, riportando in oggetto Concorso Art Cafè.
Art.6
Le opere saranno valutate, a giudizio insindacabile e inappellabile, da una giuria composta da esperti.
Art.7
La Giuria sceglierà tre opere vincitrici (premiate con targhe e pergamene) e una rosa di opere segnalate. La Giuria si riserva la facoltà, ove lo ritenga opportuno, di non assegnare premi. La premiazione si svolgerà in il 15 dicembre 2010 a Maglie, presso Art Cafè in via Ferramosca.
Art. 8
Opere vincitrici e segnalate confluiranno in un e-book scaricabile gratuitamente. Tutti i partecipanti conserveranno i diritti d'autore delle opere proposte.
Art.9
I vincitori dovranno ritirare il premio personalmente o, in casi eccezionali, delegando persona di loro fiducia.
Art. 10
La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento.
Di conseguenza, anche in caso di sconfitta ti inizia a leggere una cerchia di persone altrimenti non raggiungibile, e spesso puoi avere la scheda critica della tua storia. Sono due ottimi traguardi, se l'"esperimento" è reiterato.
Qualche giudice può leggere diverse tue opere, in diversi concorsi, imparando a conoscerti, e in ogni caso una scheda critica ti dice dove e come migliorare. Col tempo e la perseveranza questi (e altri) difficili obiettivi potranno essere raggiunti, ma bisogna iniziare da qualche parte per non farli restare impossibili, no?
A tal proposito, vi propongo un concorso letterario aperto fino al 15 novembre. Nell'augurarvi in bocca al lupo, vi consiglio di provarci. Tentar non nuoce.
Concorso letterario nazionale di racconti e poesie
ART CAFE'
Regolamento:
Art.1
Possono partecipare al concorso tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto il 18esimo anno di età, ovunque residenti.
Art.2
I partecipanti potranno inviare opere edite e inedite, fermo restando il pieno possesso dei diritti d'autore, in lingua italiana. Per le poesie potrà essere usato anche il vernacolo, purché sia corredato da apposita traduzione. Non è richiesto nessun tema specifico.
Art.3
I limiti cui attenersi sono massimo 20.000 battute per i racconti e 50 versi per le poesie. Ogni partecipante potrà concorrere fino a un massimo di cinque opere.
Art.4
Le opere in concorso andranno inviate via mail, in formato Word97, corredate da un file attestante il titolo delle opere proposte, e le generalità dell’autore (nome e cognome, indirizzo completo di via, N., CAP, Città, Provincia, Regione), telefono, e-mail, età, professione, e inoltre la dichiarazione firmata: “Autorizzo il trattamento dei dati ai fini istituzionali (D.Lgs/2003)”. I lavori non saranno restituiti. La partecipazione al concorso è gratuita.
Art.5
Le opere vanno inviate entro e non oltre il 15 novembre 2010 al seguente indirizzo: angelaleucci@gmail.com, riportando in oggetto Concorso Art Cafè.
Art.6
Le opere saranno valutate, a giudizio insindacabile e inappellabile, da una giuria composta da esperti.
Art.7
La Giuria sceglierà tre opere vincitrici (premiate con targhe e pergamene) e una rosa di opere segnalate. La Giuria si riserva la facoltà, ove lo ritenga opportuno, di non assegnare premi. La premiazione si svolgerà in il 15 dicembre 2010 a Maglie, presso Art Cafè in via Ferramosca.
Art. 8
Opere vincitrici e segnalate confluiranno in un e-book scaricabile gratuitamente. Tutti i partecipanti conserveranno i diritti d'autore delle opere proposte.
Art.9
I vincitori dovranno ritirare il premio personalmente o, in casi eccezionali, delegando persona di loro fiducia.
Art. 10
La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento.
sabato 4 settembre 2010
Servizio espresso recensioni
Sul mio sito ufficiale (non è questo, se state per pensarlo) ho inaugurato da poco un servizio recensioni, iniziando con un volume di un mio conterraneo. Mi sembra strano, però: nel tempo libero tento di coltivare la mia passione per la scrittura e poi mi trovo a recensire libri di altri.
Ok, sono anche giornalista, ma è come se mi trovassi dall'altra parte della barricata: da colui che scrive e che trema in attesa della prossima recensione, sperando che non stronchi l'opera, a colui che giudica, e che non ha certo paura di stroncare testi non all'altezza.
Qualche tempo fa, quando inviavo racconti a riviste o concorsi, in effetti temevo un po' il giudizio. Adesso per fortuna ho acquisito un po' di sicurezza nei miei mezzi: il timore c'è sempre, all'invio, ma almeno non è un peso cliccare il pulsantino per mandare la mail.
Ricordo il mio primo "successo" letterario, risalente a molti anni fa, che accolsi con tanto d'occhi: vedere quell'opera pubblicata significò molto per me, e iniziò a darmi fiducia in me stesso.
E quindi penso a un autore che attende la recensione di tal critico, di cui rispetta, ma nel contempo teme, il giudizio, e agli occhi con cui legge la prima volta la stessa recensione.
Non è una cosa semplice, perché è sì vero che si scrive per "bisogno", ma è pur vero che una bocciatura, in qualsiasi campo e di qualsiasi tipo, fa male.
Ok, sono anche giornalista, ma è come se mi trovassi dall'altra parte della barricata: da colui che scrive e che trema in attesa della prossima recensione, sperando che non stronchi l'opera, a colui che giudica, e che non ha certo paura di stroncare testi non all'altezza.
Qualche tempo fa, quando inviavo racconti a riviste o concorsi, in effetti temevo un po' il giudizio. Adesso per fortuna ho acquisito un po' di sicurezza nei miei mezzi: il timore c'è sempre, all'invio, ma almeno non è un peso cliccare il pulsantino per mandare la mail.
Ricordo il mio primo "successo" letterario, risalente a molti anni fa, che accolsi con tanto d'occhi: vedere quell'opera pubblicata significò molto per me, e iniziò a darmi fiducia in me stesso.
E quindi penso a un autore che attende la recensione di tal critico, di cui rispetta, ma nel contempo teme, il giudizio, e agli occhi con cui legge la prima volta la stessa recensione.
Non è una cosa semplice, perché è sì vero che si scrive per "bisogno", ma è pur vero che una bocciatura, in qualsiasi campo e di qualsiasi tipo, fa male.
giovedì 12 agosto 2010
Un'estate al mare-eh-eh voglia di remare-eh-eh (con Facebook)
Qualche giorno fa ero al mare. O meglio, ero andato in una località balneare a rilassarmi. Mi siedo a un tavolino di un bar da cui si godeva una vista incantevole: il mare limpido qualche metro più giù, i bagnanti (che invidiavo tantissimo, quasi da spingermi a unirmi a loro, nonostante l’abbigliamento poco adatto), la vista di un faro in lontananza. La brezza paradisiaca che mi sfiora il volto, ordino un gelato (rigorosamente al cioccolato).
Il suono della risacca, quello dei gabbiani. Tutto perfetto, insomma. Poco dopo una ragazza un pizzico abbondante siede a un tavolino attiguo, e lì succede una cosa stranissima: prende un portatile, lo apre, lo accende e si connette a Facebook. Già lì resto più che perplesso, poi apre la chattina e inizia a chattinare mentre mangia.
Lì per lì penso: giacché ci sei, va su youtube e goditi un filmato di gente che sta al mare, no?
Quasi glielo dico, poi (purtroppo) inizio a ragionare su quanto vedo. Cosa è diventato Facebook, o in generale i social network? Cosa è diventato Internet? Qualche settimana fa vidi su youtube (da casa mia, non da un posto in riva al mare) un filmato delle Iene in cui intervistavano under 16 e chiedevano loro per cosa usassero Internet. Ricerche, studi, curiosità? No: social network e visione di filmati a luci rosse. Ma Internet non serve (per fortuna) anche ad altro? E poi, ancora. Che senso ha uscire se poi ci si connette ogni 10 minuti dal proprio iPhone a Internet per controllare la posta? Tanto vale non uscire per nulla.
Internet, il computer, la tecnologia, ha un ruolo importante nella mia vita, ma capisco quando è il momento di staccare. Quando esco, spesso non porto nemmeno il cellulare con me, figuriamoci il computer. Inizio a capire chi organizza percorsi per la disintossicazione dall’(ab)uso del pc, ormai alla pari con quello di droga e alcool. O forse di percorso ne servirebbe uno solo, che vale per tutte le dipendenze: ritrovare contatto con gli altri e sopratutto se stessi, rispettarsi e migliorarsi.
Il suono della risacca, quello dei gabbiani. Tutto perfetto, insomma. Poco dopo una ragazza un pizzico abbondante siede a un tavolino attiguo, e lì succede una cosa stranissima: prende un portatile, lo apre, lo accende e si connette a Facebook. Già lì resto più che perplesso, poi apre la chattina e inizia a chattinare mentre mangia.
Lì per lì penso: giacché ci sei, va su youtube e goditi un filmato di gente che sta al mare, no?
Quasi glielo dico, poi (purtroppo) inizio a ragionare su quanto vedo. Cosa è diventato Facebook, o in generale i social network? Cosa è diventato Internet? Qualche settimana fa vidi su youtube (da casa mia, non da un posto in riva al mare) un filmato delle Iene in cui intervistavano under 16 e chiedevano loro per cosa usassero Internet. Ricerche, studi, curiosità? No: social network e visione di filmati a luci rosse. Ma Internet non serve (per fortuna) anche ad altro? E poi, ancora. Che senso ha uscire se poi ci si connette ogni 10 minuti dal proprio iPhone a Internet per controllare la posta? Tanto vale non uscire per nulla.
Internet, il computer, la tecnologia, ha un ruolo importante nella mia vita, ma capisco quando è il momento di staccare. Quando esco, spesso non porto nemmeno il cellulare con me, figuriamoci il computer. Inizio a capire chi organizza percorsi per la disintossicazione dall’(ab)uso del pc, ormai alla pari con quello di droga e alcool. O forse di percorso ne servirebbe uno solo, che vale per tutte le dipendenze: ritrovare contatto con gli altri e sopratutto se stessi, rispettarsi e migliorarsi.
Iscriviti a:
Post (Atom)